Generazioni a confronto

Mio padre è un siciliano doc, classe 1930. E’ un uomo intelligente e caparbio e lo scorrere degli anni, avrà forse provato il suo fisico ma non la sua mente, sempre lucida e vivace.


Da quando ho lasciato il mondo dell’equitazione convenzionale per dedicarmi alla relazione con i cavalli, non mi ha mai risparmiato un certo disappunto su come mi rapportavo ai cavalli. Per lui i cavalli sono animali da lavoro e spesso mi racconta della infanzia in campagna, nella sua Sicilia, a dorso d’asino, mulo o cavallo, tra fichi d’india e mulattiere nell’entroterra di Enna.


Nei suoi occhi tutta la libertà e l’avventura di quei giorni, in cui i bambini di sei - sette anni già svolgevano attività rurali, incombenze e lavori che i nostri bimbi, figli della tecnologia , neanche si sognano nelle loro vite ovattate. Il tutto in mezzo ad una natura magari severa, come i loro padri ma generosa e prodiga di avventure reali, tra terra e cielo.

Così, quando mi vede sgobbare dietro i miei amici con la criniera, invece di - come dice lui - “far sgobbare il cavallo”, non riesce proprio a frenare il suo istinto canzonatorio e quando ne parla con amici-parenti-conoscenti, le sue battutine sono ormai una consuetudine.


“Lei li tratta come cagnolini”, dice, col sorriso beffardo sulle labbra.


All’inizio tentavo invano di spiegargli il mio punto di vista e mi arrabbiavo ma poi ho imparato ad accettare i suoi sfottò, anche perché so che sotto sotto è fiero di me, delle mie scelte e della mia caparbietà che senza dubbio mi ha lasciato in eredità.

Quando mi viene a trovare, non disdegna mai il contatto con i cavalli. E in effetti è lui il primo a trattarli come se fossero cagnolini! Li chiama per nome per attirare la loro attenzione e li carezza con tenerezza. Gode del contatto con loro e nei suoi gesti non vi è proprio nulla che parli di sopraffazione, di arroganza. Allora lo guardo e il sorrisetto canzonatorio sale, questa volta, sulle mie labbra.


Quando è vicino ai cavalli, nei suoi occhi e nella sua espressione lo vedo di nuovo bambino, nelle campagne siciliane e penso all’immenso potere di questi animali, in grado di portare indietro nel tempo anche una irriducibile e caparbia anima come la sua.

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