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EquIncontro Natura per la Pace


“Insegnare musica non è il mio scopo principale. Io voglio creare buoni cittadini. Se i bambini sentono bella musica dal giorno della loro nascita, ed imparano a suonarla, essi sviluppano sensibilità, disciplina e costanza, ottengono un cuore bello”
Shiniki Suzuki



Questa sezione, dedicata alla Pace, inizia con una citazione di Shiniki Suzuki, celebre violinista e insegnante del secolo scorso che con il suo metodo avviò alla musica milioni di bambini.
La sua “missione” era contribuire con la musica all'educazione interiore dell'uomo, sviluppando abilità nascoste che potessero dare qualità alla vita.

Equincontro Natura ama accostare con umiltà ed ammirazione la filosofia del grande maestro Suzuki attraverso un meraviglioso parallelo: la musica ad EquIncontro Natura è il cavallo; l'intento è far conoscere il cavallo sotto altre prospettive, al fine di promuovere un approccio diverso, più sano e consapevole a questo animale, anche attraverso un percorso di crescita personale che vada ad alimentare e promuovere una cultura di pace in senso più ampio.DSC 2083 01

La presenza sempre più ingombrante dell’uomo sulla terra, con la pressione che ne consegue sull’ ambiente e le creature viventi, nonché la sua spiccata predilezione per animali che per diletto od utilità lo hanno accompagnato nella sua evoluzione, rende la convivenza uomo-cavallo profondamente consolidata.
Alcune correnti della realtà animalista, ritengono che la cosa migliore che l’uomo possa fare per gli animali (cavalli inclusi), sia quella di estinguersi. In realtà anche l’uomo in tutte le sue manifestazioni (anche le più nefaste) è un animale prodotto della natura. E se la nostra evoluzione culturale ci ha portato a distorsioni e aberrazioni che hanno esaltato gli effetti deleteri di un approccio nettamente utilitaristico (che d’altra parte è proprio anche di altre specie) a scapito delle altre creature, crediamo profondamente che una coesistenza diversa, basata sul riconoscimento reciproco, sia non solo auspicabile ma anche fattibile. Siamo convinti che gli animali non debbano solo soccombere all’invasività del genio e della sregolatezza umana, ma che sia possibile una relazione sana ed equilibrata con l’uomo, un contatto fonte di beneficio reciproco. E il binomio uomo – cavallo, con i giusti presupposti, può esserne un valido esempio.


Al di la dell’uso zootecnico del cavallo e del suo impiego in attività lavorative rurali, per lo più superato in gran parte del mondo insieme all’utilizzo bellico, il grosso dell’interazione uomo-cavallo passa attualmente per l’equitazione convenzionale e le attività equestri ricreative e sportive che ad essa fanno riferimento.
700pxDSC 2167 005Purtroppo, in questo tipo di approccio, specie in ambito sportivo, ci si allena alla prevaricazione del cavallo, con scarsa attenzione alle sue esigenze di specie e di individuo. Riguardo alla gestione del cavallo, tutto, dalla stabulazione, all’alimentazione, ai ritmi, agli strumenti (ferri e imboccature inclusi) è pensato per la comodità e la fruibilità dell’uomo ed in termini di rendimento del cavallo. Dal punto di vista comportamentale, c’è quasi l’ossessione del rispetto (molto spesso a senso unico, cioè quello dovuto dal cavallo), del farsi valere, della dominanza o leadership, termine usato e abusato dalle correnti alternative di equitazione“naturale”.

In quest’ottica invasiva ed ottusa, con rare eccezioni, vengono iniziati anche i più piccoli e l’esuberanza e la prepotenza che è assolutamente normale e fisiologica nei bambini, prende il sopravvento, conciliandosi ottimamente con i metodi (spesso) abbastanza spiccioli dell’istruttore di turno. Risultato: bambini tigre su Pony giocattolo spinti a livelli di competizione che neanche un adulto potrebbe sopportare senza conseguenze, per non parlare poi del disagio dei cavalli. I bambini meno “aggressivi”, che manifestano una certa riluttanza a “guidare” il cavallo imponendogli comandi e direttive , iniziano presto a sperimentare un tipo di frustrazione che avranno modo di incontrare abbondantemente nel corso della vita, in una società che esalta la competizione ed è scarsamente attenta alla natura del singolo, umano o animale che sia, incoraggiando invece la massificazione e l’omologazione. La riluttanza di questi bambini è spesso etichettata (anche dai genitori stessi) come insicurezza, incapacità e ciò da libero accesso a paure e sensi di inadeguatezza.

E questo vale anche per quegli adulti che colgono le distorsioni del mondo dell’equitazione, ma pur avendo una maturità che consente loro di classificare il disagio e razionalizzarlo, non conoscendo alternative, continuano la vita di maneggio per poi spesso disamorarsi del tutto e abbandonare la loro passione per il cavallo.

34Dopo queste riflessioni, sembra scontato sottolineare come l’approccio convenzionale al cavallo (e anche buona parte di quello che si definisce “naturale”), sia lontano anni luce dal promuovere una cultura di pace che passi per il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità inter/ intraspecifiche. Non facilita una cultura di condivisione, di empatia ed elasticità ma spinge verso l’ottenimento di obiettivi con scarso riguardo al percorso effettuato, ai mezzi per raggiungerli e al benessere e alla conoscenza reciproca.

Ma proviamo a considerare il cavallo dal punto di vista Zooantropologico, come un essere senziente dotato dei requisiti di soggettività, diversità , peculiarità. Solo questo richiede un’apertura al confronto costruttivo, una sensibilità, un riconoscimento dei propri limiti e della propria essenza (sai chi sei proprio quando ti confronti autenticamente con qualcosa di diverso), una disposizione ad entrare in un contatto empatico e capire le esigenze dell’altra parte, a mettersi in ascolto di noi stessi e di ciò che è fuori di noi, decentrando l’attenzione sull’altro e sulla soglia tra le percezioni dei rispettivi mondi.

Porsi davanti ad un cavallo, consapevoli di essere di fronte, non ad un oggetto sul quale riversare le proprie aspettative, frustrazioni, desideri ma ad un compagno di viaggio, con il quale contaminare reciprocamente le rispettive diversità, è un avventura fantastica ed allo stesso tempo una vera e propria scuola di vita. Un’esperienza che incide profondamente anche sul modo di relazionarci ai nostri conspecifici, spalancando le porte ad una cultura di comprensione e condivisione.

Un approccio olistico e sistemico, volto a considerare aspetti globali del benessere e della relazione, non può che avere una valenza che va molto oltre l’interazione uomo-cavallo e sviluppa qualità ed attitudini che predispongono ad un confronto più costruttivo con ciò che ci circonda, quale che sia la sua natura.

Un’altra citazione per finire

… sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo…. Gahndi

Cambiare atteggiamento e approccio nei confronti di animali da sempre utilizzati e piegati alle esigenze dell’uomo, imparare a calarci nel loro punto di vista affinando le nostre percezioni, non per retorico buonismo ma per la genuina volontà di condividere con loro la nostra esistenza in maniera leale ed etica, può davvero allenarci ad essere il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo, in senso universale e al di la di ogni specismo .

Come promotore di una cultura di Pace ed integrazione, Equincontro Natura, oltre a promuovere un approccio etico ed autentico al cavallo, organizza gemellaggi e attività sociali multietniche, anche in collaborazione con altre realtà associative e centri culturali.

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