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Riflessioni: Il ruolo di una guida

gloriaasini27.03.2013 - di Gloria Quagliotto

Quando ci si relaziona con un altro essere vivente, in questo caso animale, non esiste un metodo. E' un percorso di conoscenza, dove l'essere umano estremamente complesso deve prima capire cosa sta accadendo in se stesso.

Siamo troppo abituati a risultati immediati, a stimoli e risposte. Ma ci siamo disabituati, o forse non siamo stati proprio educati ad ascoltarci.

Sappiamo esattamente se ciò che stiamo chiedendo all'altro è ciò che desideriamo realmente? o fa parte dei tanti condizionamenti appresi? E poi ciò che stiamo chiedendo forse è chiaro per noi, ma per l'altro in questo caso animale è chiaro?

Se supponiamo che ciò che stiamo chiedendo al nostro animale non è un nostro bagaglio, ma un condizionamento, il nostro corpo comunicherà confusione, indecisione. Tutto parte da noi, sono rare le volte in cui ci lasciamo travolgere. E dal momento che, purtroppo spesso siamo noi i promotori di un avvicinamento con l' animale dobbiamo avere ben chiaro ciò che stiamo facendo e capire come lo stiamo vivendo.

Già questo è difficile...ma non si può trascurare la conoscenza di chi abbiamo di fronte, in questo caso la conoscenza dell'asino. sempre in evoluzione.è il caso di usare la retorica:non si è mai finito di imparare.

A questo servono le guide, i "maestri" che mettendo a disposizione il proprio vissuto aiutano gli altri a scoprire cosa hanno dentro. Non si può insegnare un metodo quando si parla di relazione, ognuno di noi, proprio come per gli animali ha una propria sogettività. Il dovere di una guida è quello di osservare e guidare e consigliare, ma lasciando a tutte le parti coinvolte la libertà di espressione.

Anche l'errore è crescita, l'esperienza è il motore della conoscenza, dell'apprendimento. Sia per l'essere umano che per l'animale. Se pretendiamo che gli altri, i nostri animali, ma vale anche per i figli, facciano ciò che noi riteniamo giusto come unica possibilità di azione e scelta, non castreremo semplicemente la libertà d'espressione altrui, ma ci priveremo della possibilità di stupirci della ricchezza della diversità, e di crescere a nostra volta.